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«La migliore assicurazione sulla vita»: quando a dirlo è chi ti viene a recuperare

Un soccorritore con 28 anni di interventi alle spalle spiega cosa fa davvero la differenza in montagna. E indirettamente spiega anche a cosa serve — e a cosa non serve — una polizza.


Anjan Truffer è guida alpina e responsabile del soccorso di Air Zermatt, la struttura che opera sul Cervino e sulle montagne vallesane. Ventotto anni di interventi, undici dei quali con responsabilità di coordinamento. In una recente intervista a blue News ha messo in fila, senza retorica, quello che vede salire in quota ogni estate.intervista a blue News ha messo in fila, senza retorica, quello che vede salire in quota ogni estate.

Il quadro che descrive è netto: gli interventi aumentano perché aumentano le persone in montagna, e tra queste cresce la quota di chi non ha né le competenze né l’attrezzatura per essere lì. Molti dei recuperi, racconta, riguardano gente che semplicemente non avrebbe dovuto trovarsi su quel terreno.

Poi, parlando di chi affronta il Cervino accompagnato, arriva la frase che ci interessa più di tutte. Truffer osserva che con una guida alpina, statisticamente, non accadono fatti gravi: «È la migliore assicurazione sulla vita».

Lo dice un soccorritore, non un intermediario assicurativo. Ed è esattamente il modo giusto di impostare il discorso.

Livello 1: quello che decide davvero come finisce la giornata

La prima protezione non si compra: si costruisce prima di uscire di casa.

Dall’intervista emergono i fattori ricorrenti negli interventi, e sono sempre gli stessi:

  • Sopravvalutazione delle proprie capacità, tecniche e fisiche. Nessuna esperienza reale, ma un’immagine vista sui social e la convinzione di poterla replicare.
  • Attrezzatura sacrificata alla leggerezza. La moda del correre veloci porta in quota scarpe da ginnastica al posto degli scarponi e zaini con dentro una barretta e mezzo litro d’acqua. Se il tempo gira e mancano guanti e giacca impermeabile, la situazione degenera in fretta.
  • Avvertimenti ignorati. Quando le guide locali sconsigliano un itinerario, la maggior parte delle persone ascolta. Una minoranza legge invece il sconsiglio come un’occasione: montagna più libera, meno gente.

Interessante anche il profilo di chi finisce soccorso: in prevalenza uomini sotto i cinquant’anni. Chi ha più anni, nota Truffer, tende a pianificare meglio — e forse ha meno ego da soddisfare.

Il dato che chiude il ragionamento è però un altro: i decessi sulle montagne svizzere sono in calo, e una delle ragioni è che oggi molte più persone salgono accompagnate da una guida. La preparazione, delegata a chi ce l’ha, funziona.

La chiamata che arriva troppo tardi (e perché riguarda anche la tua polizza)

C’è un dettaglio dell’intervista che nel nostro mestiere pesa più di quanto sembri: chi si trova in difficoltà spesso aspetta fino all’ultimo momento per chiamare. Chiama quando il temporale è già sopra, quando sta calando il buio, quando è appeso e non riesce più a muoversi. A volte non è più in condizione di chiamare affatto.

È un comportamento comprensibile — c’è l’imbarazzo, la speranza di cavarsela — ma è la scelta peggiore possibile su entrambi i fronti.

Sul piano del soccorso, perché di notte o dentro un temporale l’intervento diventa più pericoloso per l’equipaggio, e se il rischio è eccessivo si aspetta.

Sul piano assicurativo, perché il contratto presuppone il comportamento opposto. L’art. 1914 del Codice Civile impone all’assicurato di fare quanto gli è possibile per evitare o diminuire il danno: peggiorare volontariamente la propria situazione per orgoglio non è una scelta neutra. E l’art. 1913 c.c. richiede di denunciare il sinistro entro tre giorni, salvo il diverso termine previsto in polizza.

Tradotto: chiamare subito, e attivare la Centrale Operativa nei termini previsti dal contratto, non è burocrazia. È parte di ciò che ti tiene dentro la copertura.

Livello 2: cosa fa la polizza, una volta che hai fatto il resto

Nessuna preparazione azzera il rischio. Si può fare tutto correttamente — meteo verificato, itinerario adeguato, attrezzatura giusta — e scivolare comunque su una placca bagnata. Lì finisce il livello 1 e comincia il livello 2.

Le soluzioni Outdoor intervengono su questo:

  • Infortuni — le garanzie previste dal contratto in caso di evento accidentale durante l’attività assicurata
  • Spese mediche — accertamenti, cure e ricoveri conseguenti
  • Responsabilità Civile verso Terzi — se sei tu a causare un danno ad altri
  • Assistenza 24h/365 — Centrale Operativa attiva, secondo prestazioni e massimali indicati nel Set Informativo

Outdoor Smart copre la singola giornata, Outdoor 365 l’intero anno per chi esce con continuità.

E per chi porta altre persone in montagna — guide, accompagnatori di media montagna, istruttori, associazioni — c’è Outdoor Daily, la formula giornaliera pensata per assicurare i partecipanti di un’uscita o di un evento. Se la presenza di un professionista è, come dice il soccorritore, la migliore assicurazione sulla vita, la polizza sui partecipanti è il complemento naturale di quella scelta.

Il messaggio del soccorritore, in tre righe

Alla domanda su cosa consigliare a chi sta programmando un’uscita, la risposta di Truffer è disarmante nella sua semplicità: prepararsi bene a casa, fisicamente e tecnicamente, portare l’attrezzatura adeguata e, se possibile, farsi accompagnare da una guida.

Per chi va da solo: informarsi sul posto, chiedere ai gestori dei rifugi e alle guide locali come sono realmente le condizioni, e prendere sul serio quello che dicono. Vale anche per lui, che quando affronta un itinerario che non conosce bene telefona a una guida della zona — e se la risposta è negativa, cambia programma.

È questo il punto. Non “non andare in montagna”, ma scegli un altro percorso. La montagna non scappa.


Due livelli, in ordine: prima la preparazione, poi la polizza. Il secondo senza il primo non sta in piedi — ne abbiamo parlato nell’articolo sul perché l’assicurazione copre l’imprevisto e non l’imprudenza. Ma il primo senza il secondo lascia scoperto tutto ciò che, per quanto tu faccia bene, può comunque andare storto.


Fonte dell’intervista: Britta Gfeller, blue News (bluewin.ch), 24 agosto 2026. I contenuti dell’intervista sono qui riportati in forma rielaborata; il testo integrale è disponibile sul sito della testata.

Le informazioni di questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono le condizioni contrattuali. Prima della sottoscrizione leggi il Set Informativo del prodotto.

Chiamate improprie, interventi evitabili e la nuova norma sui costi a carico di chi sbaglia. Facciamo chiarezza su cosa copre davvero una polizza outdoor.


Ogni estate le cronache si ripetono. Escursionisti stanchi che chiedono l’elicottero perché non trovano un passaggio a valle, gruppi bloccati perché hanno perso l’ultima corsa della funivia, gente sui sentieri con le infradito dopo aver visto una foto sui social. Accanto a questi casi ci sono, ovviamente, gli incidenti veri: cadute, malori, maltempo improvviso. Ed è lì che il sistema di soccorso deve poter arrivare in fretta.

Il problema è che le due cose competono per le stesse risorse. Un elicottero impegnato a recuperare chi è semplicemente affaticato è un elicottero che non è disponibile per chi sta rischiando la vita.

I numeri del territorio bergamasco danno la misura del fenomeno: nel 2025 la VI Delegazione Orobica del Soccorso Alpino ha registrato circa 270 interventi, con oltre 1.400 soccorritori impegnati nelle operazioni.

Cosa è cambiato nel 2026

Dal 1° gennaio 2026 la Legge di Bilancio (L. 199/2025) ha introdotto un principio nuovo: per gli interventi di ricerca, soccorso e salvataggio effettuati dalla Guardia di Finanza è dovuto un corrispettivo allo Stato quando l’evento è imputabile a dolo o colpa grave di chi lo ha determinato, oppure quando la richiesta di intervento è immotivata o ingiustificata.

Il tariffario attuativo è arrivato con il decreto del Ministero dell’Economia del 24 luglio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 agosto ed entrato in vigore il giorno successivo.

Attenzione a non fraintendere. Non è stato introdotto un soccorso a pagamento generalizzato. La priorità operativa resta la stessa di sempre: prima si salva la persona, le valutazioni sulle circostanze vengono dopo. Chi è ferito, disperso o in pericolo reale deve chiamare il 112 immediatamente e senza pensare al portafoglio. La norma colpisce i casi eccezionali: il comportamento gravemente imprudente e la chiamata senza fondamento.

A questo si aggiungono, in diverse regioni – Lombardia compresa – le forme di compartecipazione alla spesa già previste per il soccorso sanitario in ambiente impervio.

E qui arriva la domanda che ci fanno più spesso

“Ma se sono assicurato, l’assicurazione mi copre lo stesso?”

Risposta breve: no. E ci teniamo a dirlo chiaramente, anche se vendiamo polizze.

Se una polizza rimborsasse qualunque conto del soccorso, comunque generato, diventerebbe di fatto un abbonamento all’imprudenza: pago tre euro e faccio quello che voglio in montagna, tanto poi c’è l’assicurazione. Non funziona così, e non deve funzionare così – né sul piano contrattuale né su quello del buon senso.

Ci sono tre ragioni tecniche precise.

1. L’assicurazione indennizza il sinistro, non la conseguenza di una scelta. Il sinistro assicurativo è per definizione un evento fortuito, improvviso e involontario. La stanchezza prevedibile a fine giornata, l’orario di chiusura dell’impianto di risalita, l’itinerario scelto senza guardare né la traccia né il meteo non sono eventi fortuiti: sono esiti prevedibili di decisioni prese a monte. Non c’è alea, quindi non c’è copertura.

2. Il Codice Civile lo dice esplicitamente. L’art. 1900 c.c. stabilisce che l’assicuratore non risponde dei sinistri cagionati da dolo o colpa grave dell’assicurato, salvo patto contrario per la sola colpa grave. È la stessa soglia usata dalla nuova norma sul recupero dei costi: se la condotta è gravemente colposa, il conto rimane a chi l’ha generato, sia verso lo Stato sia verso la compagnia.

3. L’assicurato ha un dovere attivo di prudenza. L’art. 1914 c.c. impone all’assicurato di fare quanto possibile per evitare o ridurre il danno. Il contratto presuppone una persona che si comporta con diligenza, non una che alza il livello di rischio proprio perché è coperta.

A questi princìpi si aggiungono le esclusioni contrattuali che si trovano in tutte le polizze del settore: atti temerari, violazione di divieti e ordinanze, attività non comprese tra quelle assicurate, mancata attivazione della Centrale Operativa quando il contratto la richiede.

Cosa fa, invece, una polizza outdoor

Serve esattamente per l’altra metà del problema: l’imprevisto vero.

Le soluzioni Outdoor (Daily, Smart e 365) intervengono sulle conseguenze di un evento accidentale durante l’attività assicurata:

  • Infortuni – invalidità permanente e le altre garanzie previste dal contratto
  • Spese mediche – accertamenti, cure, ricoveri conseguenti all’infortunio
  • Responsabilità Civile verso Terzi – se sei tu a causare un danno a qualcuno
  • Assistenza 24h/365 – Centrale Operativa attiva, con le prestazioni e i massimali indicati nel Set Informativo

Le prestazioni di assistenza in ambiente montano, dove previste, seguono le condizioni di polizza: vanno lette prima di partire, non dopo. Massimali, franchigie, limiti territoriali ed esclusioni sono tutti nel Set Informativo del prodotto scelto.

La regola pratica, in cinque righe

  1. Prima di uscire: meteo verificato, itinerario studiato, orari degli impianti, attrezzatura adeguata, valutazione onesta della propria condizione.
  2. In caso di pericolo reale: chiama subito il 112. Non esitare, non fare calcoli.
  3. Subito dopo (o in caso di necessità di assistenza): contatta la Centrale Operativa al +39 06 42 115 840, come previsto dalla tua polizza.
  4. Non chiamare il soccorso perché sei stanco, perché hai perso la funivia o perché non trovi un passaggio: non è un servizio di trasporto.
  5. Conserva la documentazione dell’intervento e dell’eventuale accesso in pronto soccorso: serve per la denuncia di sinistro.

L’assicurazione outdoor copre l’imprevisto, non l’imprudenza. È una rete di sicurezza per chi va in montagna preparato e ha comunque la sfortuna di farsi male – non un salvacondotto per chi decide di strafare.

Chi frequenta i sentieri con la testa giusta, di solito, questa distinzione l’ha già chiara.


Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono le condizioni contrattuali. Prima della sottoscrizione leggi il Set Informativo del prodotto, disponibile su questo sito.

Siamo lieti di presentarvi una preziosa analisi del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), un’autorevole fonte di informazioni sul settore escursionistico e speleologico in Italia.

Questa analisi fornisce dati importanti sulle attività svolte dal CNSAS nel 2022 e rappresenta un valido strumento per chiunque desideri approfondire le proprie conoscenze in questo campo.

Desideriamo sottolineare l’importanza che noi di ASSILIFE attribuiamo alla sicurezza degli escursionisti e dei nostri assicurati. Da anni offriamo una soluzione assicurativa outdoor specifica per l’escursionismo, che copre molte eventualità e garantisce la massima tranquillità durante le vostre escursioni in montagna.

Inoltre, siamo fieri di contribuire alla divulgazione delle analisi del CNSAS ai nostri assicurati. Riteniamo che conoscere le attività del CNSAS e le statistiche sull’incidentalità in montagna sia un importante strumento per la prevenzione degli incidenti e la promozione della sicurezza durante le attività all’aperto.

Ricordiamo sempre che la sicurezza in montagna dipende anche dalla preparazione e dalla prudenza di chi vi si avventura. Ma con la giusta copertura assicurativa e la conoscenza dei dati e delle statistiche, si può minimizzare il rischio di incidenti e godere appieno delle bellezze naturali che la montagna offre.

Ringraziamo il CNSAS per la loro attenzione e impegno nella promozione della sicurezza in montagna e continueremo a diffondere le loro analisi tra i nostri assicurati e tutti coloro che amano la montagna.

Attività svolte dal CNSAS nel 2022

Il CNSAS ha svolto numerose attività nel 2022, dedicando il proprio impegno alla salvaguardia della sicurezza e della salute degli appassionati di montagna e degli speleologi. Il loro team di soccorso alpino è stato impegnato in oltre 1500 interventi di soccorso e recupero, garantendo un’assistenza tempestiva e di qualità in tutte le situazioni di emergenza.

Il CNSAS ha anche promosso numerose attività formative per i suoi volontari, offrendo loro la possibilità di migliorare le loro competenze tecniche e di approfondire le loro conoscenze del territorio montano. Tra le attività formative più importanti si segnalano i corsi di formazione per soccorritori alpini e speleologi, i corsi di gestione delle emergenze in ambiente montano e i corsi di primo soccorso avanzato.

Nel 2022 CNSAS continuato a sostenere numerosi progetti di ricerca, tra cui studi sulla fauna e sulla flora alpina, ricerche sulle tecnologie per il soccorso in montagna e indagini sulle dinamiche dei ghiacciai.

Inoltre, il CNSAS ha partecipato attivamente a numerose iniziative per la divulgazione scientifica, promuovendo convegni, conferenze e seminari per la diffusione delle conoscenze scientifiche nel settore alpino.

CNSAS è fortemente impegnato nella salvaguardia dell’ambiente e nella promozione di uno sviluppo sostenibile delle attività in montagna.

Nel corso del 2022 CNSAS ha collaborato con numerose associazioni e istituzioni per promuovere l’educazione ambientale e sensibilizzare la popolazione sulle problematiche legate all’ambiente alpino.

CNSAS ha adottato politiche e strategie di gestione ambientale per ridurre l’impatto delle sue attività sull’ambiente, promuovendo l’uso di tecnologie eco-sostenibili e la riduzione dei rifiuti.

Ci auguriamo che questo resoconto delle attività del CNSAS nel 2022 vi sia utile, per le vostre attività.

Se avete bisogno di ulteriori informazioni sui servizi del CNSAS, potete farlo sul loro sito, cosi come anche sostenerli.

L’elisoccorso è la modalità di soccorso utilizzata in montagna (e non solo), che si effettua quando il luogo dell’intervento non è raggiungibile con altri mezzi .

Non a tutti però è chiaro come funziona, vediamo di scoprirlo.

Il Soccorso Alpino

Attualmente i servizi di elisoccorso sanitario in Italia sono organizzati su base regionale, o provinciale e sono inseriti nel contesto del servizio 118 – Emergenza sanitaria, l’organizzazione appartenente alle ASL deputata al trattamento dell’emergenza-urgenza extraospedaliera con ambulanze e automediche per il primo soccorso e il trasporto sanitario d’urgenza verso i DEA o i pronto soccorso della rete ospedaliera.

In casi particolari i mezzi di altri Enti e corpi dello Stato possono concorrere allo svolgimento dei servizi di istituto del servizio regionale di elisoccorso. Nell’ambito del servizio 118 operano anche mezzi e personale di altri enti, come Croce Rossa Italiana, Vigili del fuoco, Polizia di Stato Arma dei Carabinieri o associazioni di volontariato convenzionate come ANPAS o Misericordie).

I principali riferimenti normativi sono rappresentati dal D.P.R. 27/03/1992 e dai documenti applicativi (linee guida) emanati della Conferenza Stato-regioni, oltre naturalmente alla normativa aeronautica specifica (JAR-OPS ed ENAC).

Il quadro normativo Europeo riguardante l’elisoccorso sanitario è stato ulteriormente ampliato e modificato con il Regolamento Comunitario UE 965/2012, entrato in vigore il 28 ottobre 2014.

La maggior parte dei servizi di elisoccorso sanitario sono esercitati da Società private di lavoro aereo titolari di TPP (trasporto pubblico passeggeri, secondo la normativa ENAC) mediante appalto da parte del Servizio Sanitario Nazionale (Regione o ASL).

In alcune regioni, come ad esempio in Liguria, il servizio viene svolto anche dal Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco sempre in convenzione con le ASL o con la regione.

In Trentino, (per la sola provincia di Trento) il servizio è svolto dal Nucelo Elicotteri della Provincia Autonoma di Trento; parte integrante del Corpo Permanente dei Vigili del Fuoco della Provincia.

Trasporto e soccorso: gratuiti solo per l’emergenza sanitaria

L’inserimento dell’attività di soccorso alpino fra i servizi di emergenza sanitaria fa sì che ad esso si applichi l’articolo 11 del Decreto del Presidente della Repubblica del 27 marzo 1992 “Atto di indirizzo e coordinamento alle Regioni per la determinazione dei livelli di assistenza sanitaria di emergenza”, che stabilisce quanto segue:

“Gli oneri delle prestazioni di trasporto e soccorso sono a carico del servizio sanitario nazionale solo se il trasporto è disposto dalla centrale operativa e comporta il ricovero del paziente.

Detti oneri sono altresì a carico del servizio sanitario nazionale anche in mancanza di ricovero determinata da accertamenti effettuati al pronto soccorso”

Questo punto è il discrimine fondamentale su cui alcune regioni si sono basate per l’imposizione dei ticket a carico delle persone soccorse.

Si tratta in sostanza di un’applicazione letterale dell’articolo di legge: nel momento in cui il medico non ravvisa la necessità del ricovero in pronto soccorso, il trasporto e il soccorso non possono essere considerati come attività di emergenza.

In questi casi gli interventi non possono essere messi a totale carico del servizio sanitario nazionale, ma necessitano di una compartecipazione alla spesa, parziale o totale, da parte del recuperato.

A motivazione di questo “puntiglio” nell’applicazione della norma vengono spesso chiamate in causa, da parte dei legislatori regionali, la particolare complessità, onerosità e pericolosità degli interventi di recupero e soccorso in montagna, ritenendo inoltre che l’onere finanziario possa avere anche un valore dissuasivo di comportamenti irresponsabili (che sono infatti quelli per i quali la compartecipazione alla spesa è maggiormente elevata).

Di seguito alcuni link utili per visionare le diverse disposizioni regionali sull’argomento:

REGIONE LIGURIA Servizio Elisoccorso

REGIONE LOMBARDIA Servizio Elisoccorso

REGIONE TRENTINO Servizio Elisoccorso

REGIONE PIEMONTE Servizio Elisoccorso

REGIONE VAL D’AOSTA Servizio Elisoccorso

Con ultimo aggiornamento (settembre 2020) di OUTDOOR Daily consentirà ai nostri partner di assicurare anche persone di paesi extra Area Economica Europea.

Questa novità consentirà ampliamento della propria attività e di conseguenza dei servizi offerti ad una platea molto più vasta, di utenti.

Ci sono delle variante in termini di garanzie e massimali, che potrete scoprire sulla pagina specifica delle GARANZIE, consigliamo comunque sempre di scaricare intero SET-INFORMATIVO.

OUTDOOR 365 è stata aggiornata, con inserimento delle infezioni da COVID-19.

Pertanto tutte le polizze emesse dopo il 30 giugno 2020, saranno valide anche nel caso in cui gli Assicurati contraggano infezione da Covid-19, che manifesti durante le attività assicurate.

Scarica il SET-INFORMATIVO OUTDOOR Daily

troverai i dettagli nelle esclusioni Comuni a tutte le Garanzie pagina 3 lettera t) e Clausola COVID-19 pagina 4.

Assilife grazie al partner ERGO Assicurazione Viaggi, rinnova il prodotto Outdoor Assicurazione Escursionismo.

Le attività adesso assicurabili sono molteplici ed anche le garanzie sono state implementate, fermo restando il premio giornaliero di 3,00 euro.

Altra importante novità la possibilità di assicurare, persone residenti e domiciliate nei paesi della EEA – European Economic Area: (Area Economica Europea) Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Rep. Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria, Svizzera.

L’assicurazione è sempre attivabile ONLINE anche lo stesso giorno dell’inizio dell’attività.

Il responsabile della segnaletica in montagna è il CAI, Club Alpino Italiano e la rete complessiva dei sentieri segnati e curati è stimata in oltre 60.000 km.

“Il CAI, avvalendosi dell’apporto diretto dei soci, individua, segna e cura i sentieri. Un impegno per offrire sicurezza agli escursionisti, conoscere, valorizzare e tutelare i grandi spazi della natura e delle culture della montagna italiana, promuovere un turismo sostenibile. Il colore bianco-rosso è il “filo d’Arianna” dell’escursionismo.”

Per andare in montagna in sicurezza è bene conoscere la segnaletica. Vediamo quindi la classificazione dei sentieri:
-escursionistico: sentiero privo di difficoltà tecniche. Rappresenta il 75% degli itinerari dell’intera rete sentieristica ed è indicato come E.
-alpinistico: si sviluppa in zone impervie, che richiedono all’ escursionista una conoscenza tecnica di base. A volte è attrezzato con corrimano, scale ed è indicato come EE.
-via ferrata o attrezzata: conduce l’alpinista su pareti rocciose, prevalentemente attrezzate con funi o scale. È necessaria l’attrezzatura adeguata ed è classificato come EEA.

I sentieri vengono poi classificati per difficoltà:
-T indica itinerari turistici su comodi sentieri e una preparazione fisica alla camminata;
-E indica itinerari escursionistici, che richiedono senso dell’orientamento, esperienza e conoscenza del territorio;
-EE indica itinerari per escursionisti esperti, che implicano una capacità di muoversi su terreni impervi. Necessitano esperienza e preparazione fisica:
-EEA indica percorsi per escursionisti esperti con attrezzatura. I sentieri sono attrezzati o sono vie ferrate, per i quali è necessario l’uso di imbragature, moschettoni e l’attrezzatura necessaria.

Per chi ha un cane, andare in montagna accompagnati dai propri amici a quattro zampe è un’esperienza bellissima.

Ci sono però alcune regole di comportamento da seguire per la propria sicurezza, per quella degli altri, ma anche per quella del cane stesso.

Il Soccorso Alpino della regione Veneto ha diramato una comunicazione nella quale invita a seguire alcuni comportamenti quando si va in montagna con il proprio cane.

Capita spesso infatti, si legge nella nota, che il Soccorso alpino venga chiamato per aiutare i padroni a recuperare i cani scesi in un canale, su una parete o persi nel bosco. È bene quindi mantenere il guinzaglio al proprio cane, quando ci si muove in montagna, soprattutto dove la presenza di animali selvatici è maggiore. Non farlo può mettere a rischio l’incolumità del cane e degli stessi proprietari, soprattutto se si tratta di un cane giovane, verrà attratto da odori di altri animali e sarà facile che si perda.

Ciò è indicato soprattutto se non si è completamente sicuri della loro obbedienza, scrive il Soccorso Alpino “anche se ci fa un immenso piacere vederli muovere in libertà”.

Segue poi invitando all’attenzione nei giorni particolarmente caldi e ad evitare improvvisi faccia a faccia con vipere, che potrebbero reagire mordendo. Infine, anche i nostri cani hanno sete e bisogno di ombra, come noi. È importante quindi portare acqua a sufficienza per entrambi e una scodellina dove versarla, oltre a fare qualche paura tra gli alberi “per rinfrescarvi e prendere fiato!”.