Ogni estate le cronache si ripetono. Escursionisti stanchi che chiedono l'elicottero perché non trovano un passaggio a valle, gruppi bloccati perché hanno perso l'ultima corsa della funivia, gente sui sentieri con le infradito dopo aver visto una foto sui social. Accanto a questi casi ci sono, ovviamente, gli incidenti veri: cadute, malori, maltempo improvviso. Ed è lì che il sistema di soccorso deve poter arrivare in fretta.
Il problema è che le due cose competono per le stesse risorse. Un elicottero impegnato a recuperare chi è semplicemente affaticato è un elicottero che non è disponibile per chi sta rischiando la vita.
I numeri del territorio bergamasco danno la misura del fenomeno: nel 2025 la VI Delegazione Orobica del Soccorso Alpino ha registrato circa 270 interventi, con oltre 1.400 soccorritori impegnati nelle operazioni.
Dal 1° gennaio 2026 la Legge di Bilancio (L. 199/2025) ha introdotto un principio nuovo: per gli interventi di ricerca, soccorso e salvataggio effettuati dalla Guardia di Finanza è dovuto un corrispettivo allo Stato quando l'evento è imputabile a dolo o colpa grave di chi lo ha determinato, oppure quando la richiesta di intervento è immotivata o ingiustificata.
Il tariffario attuativo è arrivato con il decreto del Ministero dell'Economia del 24 luglio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 agosto ed entrato in vigore il giorno successivo.
Attenzione a non fraintendere. Non è stato introdotto un soccorso a pagamento generalizzato. La priorità operativa resta la stessa di sempre: prima si salva la persona, le valutazioni sulle circostanze vengono dopo. Chi è ferito, disperso o in pericolo reale deve chiamare il 112 immediatamente e senza pensare al portafoglio. La norma colpisce i casi eccezionali: il comportamento gravemente imprudente e la chiamata senza fondamento.
A questo si aggiungono, in diverse regioni – Lombardia compresa – le forme di compartecipazione alla spesa già previste per il soccorso sanitario in ambiente impervio.
"Ma se sono assicurato, l'assicurazione mi copre lo stesso?"
Risposta breve: no. E ci teniamo a dirlo chiaramente, anche se vendiamo polizze.
Se una polizza rimborsasse qualunque conto del soccorso, comunque generato, diventerebbe di fatto un abbonamento all'imprudenza: pago tre euro e faccio quello che voglio in montagna, tanto poi c'è l'assicurazione. Non funziona così, e non deve funzionare così – né sul piano contrattuale né su quello del buon senso.
Ci sono tre ragioni tecniche precise.
1. L'assicurazione indennizza il sinistro, non la conseguenza di una scelta. Il sinistro assicurativo è per definizione un evento fortuito, improvviso e involontario. La stanchezza prevedibile a fine giornata, l'orario di chiusura dell'impianto di risalita, l'itinerario scelto senza guardare né la traccia né il meteo non sono eventi fortuiti: sono esiti prevedibili di decisioni prese a monte. Non c'è alea, quindi non c'è copertura.
2. Il Codice Civile lo dice esplicitamente. L'art. 1900 c.c. stabilisce che l'assicuratore non risponde dei sinistri cagionati da dolo o colpa grave dell'assicurato, salvo patto contrario per la sola colpa grave. È la stessa soglia usata dalla nuova norma sul recupero dei costi: se la condotta è gravemente colposa, il conto rimane a chi l'ha generato, sia verso lo Stato sia verso la compagnia.
3. L'assicurato ha un dovere attivo di prudenza. L'art. 1914 c.c. impone all'assicurato di fare quanto possibile per evitare o ridurre il danno. Il contratto presuppone una persona che si comporta con diligenza, non una che alza il livello di rischio proprio perché è coperta.
A questi princìpi si aggiungono le esclusioni contrattuali che si trovano in tutte le polizze del settore: atti temerari, violazione di divieti e ordinanze, attività non comprese tra quelle assicurate, mancata attivazione della Centrale Operativa quando il contratto la richiede.
Serve esattamente per l'altra metà del problema: l'imprevisto vero.
Le soluzioni Outdoor (Daily, Smart e 365) intervengono sulle conseguenze di un evento accidentale durante l'attività assicurata:
Le prestazioni di assistenza in ambiente montano, dove previste, seguono le condizioni di polizza: vanno lette prima di partire, non dopo. Massimali, franchigie, limiti territoriali ed esclusioni sono tutti nel Set Informativo del prodotto scelto.
L'assicurazione outdoor copre l'imprevisto, non l'imprudenza. È una rete di sicurezza per chi va in montagna preparato e ha comunque la sfortuna di farsi male – non un salvacondotto per chi decide di strafare.
Chi frequenta i sentieri con la testa giusta, di solito, questa distinzione l'ha già chiara.
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